Alla scoperta del Salento: il Griko, origini e tutela di una minoranza linguistica

Foto Giulio Schirosi

Tra i tesori del nostro Salento, è opportuno menzionare un fenomeno linguistico e culturale di inestimabile valore: il griko o grecanico. Quest’idioma è ancora parlato in quel lembo di terra che prende convenzionalmente il nome di Grecìa Salentina.

È un’isola linguistica, in una posizione centrale della provincia leccese, equidistante dai due mari che bagnano il Salento, ed è costituita da nove paesi: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino. In quest’area è in uso un dialetto di origine greca che è ormai pressoché definitivamente scomparso a Melpignano e Soleto, mentre è parlato dalle persone più anziane o soltanto compreso dai più giovani negli altri comuni, soprattutto a Sternatia e a Calimera.

Molti sono stati gli studiosi che si sono interessati al problema relativo all’origine del griko, contribuendo alla nascita della questione grika, cioè il complesso dei problemi linguistici, etnici e culturali relativi alle popolazioni ellenofone dell’Italia meridionale. (Questa lingua, infatti, è ancora oggi parlata anche in Calabria, dove i grecanici sono riuniti in nove località intorno al comune di Bova Marina, ma questa popolazione è numericamente inferiore a quella salentina). Sulla genesi di tale idioma sono state elaborate due teorie: quella più diffusa – che annovera tra i suoi sostenitori studiosi insigni come il tedesco Gerhard Rohlfs – attesta che le radici grecaniche risalgono al tempo della colonizzazione greca dell’Italia meridionale e della Sicilia, che diede origine, nell’VIII sec. a.C., alla Magna Grecia. Questa tesi è dimostrata con evidenza dalla moltitudine di parole del dialetto dorico e di antichi termini greci antichi, presenti nel vocabolario grecanico, che può essere considerato una variante dorica del greco antico e che si è evoluto indipendentemente dalla koinè ellenica da cui deriva il greco moderno. Tuttavia il griko e il greco moderno hanno in comune elementi di lessico e schemi linguistici, al punto che un neogreco non ha difficoltà a capire un griko, e viceversa. Un’altra teoria – seguita da altri noti studiosi come Giuseppe Morosi e Oronzo Parlangeli – considera la lingua grika derivante dall’insediamento nell’Italia meridionale, e quindi anche nel Salento, dei bizantini alla fine del IX sec. d.C. Accanto a queste teorie è stata avanzata un’altra ipotesi, e cioè se i greci del Salento non siano arrivati dalla Calabria meridionale e dalla Sicilia attraverso una migrazione di monaci costretti a fuggire durante l’invasione araba sul finire del IX secolo. Questi greci di Sicilia sarebbero giunti, in sostanza, da un’area geografica nella quale l’ellenismo sopravviveva in maniera continua sin dalla fine dell’antichità; ciò spiegherebbe anche il carattere arcaico dei dialetti greci di terra d’Otranto.

Con la legge approvata dal Senato nel novembre 1999, che tutela le minoranze linguistiche, il Parlamento italiano ha riconosciuto la comunità greca del Salento come gruppo etnico distinto col nome di “Minoranza linguistica grica dell’Etnia Grico-salentina”. Anche il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea hanno sempre prestato vivo interesse per queste problematiche, finanziando progetti, convegni e studi per la valorizzazione e la tutela delle minoranze linguistiche.

Negli ultimi anni si registra una maggiore attenzione delle istituzioni e associazioni culturali locali verso le proprie origini, la propria storia, le tradizioni religiose e la lingua, vero elemento caratterizzante, tema di canti, musiche e storie popolari. Grazie al ‘Consorzio della Grecìa Salentina’ (che comprende circa 40.000 abitanti), costituito nel 2003 tra i nove comuni, oggi il griko costituisce materia di studio, con corsi speciali, per quanti vogliono accostarsi a tale lingua, conoscerne il ricco patrimonio storico-culturale e sviluppare il senso di appartenenza a tali radici, coniugando felicemente modernità e tradizione.

Gionata Quarta

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